Cosa sapere sul Kazakhstan

Cultura

La cultura kazaka è solo lievemente influenzata dalla religione islamica, in quanto la popolazione non ha alcuna tendenza all’integralismo e il paese si sta laicizzando sempre più. Le donne sono le più emancipate dell’Asia centrale, nonostante siano ancora diffusi i rapimenti da parte di uomini che lasciano ai genitori la sola possibilità di contrattare il prezzo della sposa. Molti kazaki sono, ancora oggi, semi-nomadi. La tradizione e il passato nomade si riflette nella dimestichezza che la popolazione ha con i cavalli.

 

Letteratura

La letteratura in lingua kazaka si sviluppa solo alla fine del XIX secolo, con il poeta Abay Qunanbaev, considerato il padre della letteratura kazaka. Prima di lui la le opere letterarie erano solo il lingua russa e venivano trasmesse da cantastorie e narratori ambulanti.

 

Fiabe, leggende e miti

Il Kazakhstan è pieno di leggende. A partire da Attila, che formò il suo esercito proprio in territorio armeno e, secondo la leggenda fu colui che introdusse in Europa l’uso delle staffe e dei pantaloni. Altre leggende narrano che Buddha sia il discendente dell’antica popolazione kazaka Sak. Testimonianza della grande varietà delle leggende kazake sono visibili ovunque, primo fra tutti il Baiterek, un grande che domina il principale viale della capitale, alto 97 m e completamente illuminato di verde. Il monumento rappresenta un gigantesco albero tra i cui rami troviamo una sfera d’oro, l’uovo d’oro che conteneva tutti i desideri degli umani e le risposte sul loro futuro, depositato ogni anno dall’uccello sacro Samruk su un pioppo fuori dalla portata degli esseri umani.
Un’altra leggenda molto diffusa e celebre in Kazakhstan è quella di Burabay. Secondo questa narrazione l’esercito di Abylay Khan catturò una bellissima principessa e la condusse a Burabay. La principessa, corteggiata da molti guerrieri kazaki, decise di concedersi in sposa a colui che era in grado di lanciare una freccia in cima al massiccio roccioso, alto quasi 400m, che si erge alle spalle del lago di Burabay, ma nessuno riuscì nell’impresa. Per questo motivo la principessa si gettò nel lago, creando la roccia a forma di sfinge che emerge dalle acque. La storia si riflette anche nell’etimologia dei nomi: il massiccio roccioso viene chiamato Okzhetpes, che significa “irraggiungibile dalle frecce”, mentre la roccia nel lago viene chiamata Zhumbaktas, pietra misteriosa.

 

Musica e suoni

La musica popolare kazaka utilizza molte percussioni e oud, strumenti simili ai liuti. Tra i più importanti compositori ricordiamo Kurmangazy Sagyrbayuly.

Suoni
Dombra
Oud

 

Film

Nella filmografia kazaka si ricordano i film “La mia vita sul bicorno” (1993) e “Nomad – The Warrior” (2005), fiolm candidato nel 2007 al Golden Globe per la migliore colonna sonora originale. Il film “Tulpan – La ragazza che non c’era” (2008), presentato al Festival di Cannes e vincitore del premio per il miglior film sezione Un Certain Regard, narra la storia di un giovane kazako che sogna di fare il pastore, mantenendo la tradizione di famiglia, ed è obbligato a sposarsi che l’unica donna nella steppa, una ragazza di nome Tulpan, alla cui famiglia il ragazzo non piace. Il ritmo lento richiama il mondo incantato della campagna e dei pastori già descritto nel “Il canto notturno di un pastore errante dell’Asia”. Ha suscitato molte polemiche Borat, il giornalista immaginario kazako di Sacha Baron Cohen, protagonista del film “Borat – Studio culturale sull’America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan” che ha suscitato molte polemiche, scatenate dalle manifestazioni di finto antisemitismo.

 

Gastronomia

La gastronomia kazaka è caratterizzata da sapori forti, verdure, legumi, yogurt, carne di montone o di cavallo e latticini. Nella parte nord del paese, la cucina kazaka riprende molto quella russa. Piatti tipici sono il qazy, salsiccia di carne di cavallo affumicata, e il pilaf dolce, preparato con uva sultanina, albicocche essiccate, mele o prugne. Altro piatto importante per la tradizione kazaka è il besbarmak, consistente in carne di cavallo bollita condita con prezzemolo e coriandolo, servito insieme all’ak-naan, un pane cotto con cipolla. Tra le bevande più diffuse troviamo il katik, latte di mucca inacidito, lo shubat, fatto con latte di cammello, e il kumis, latte di cavalla fermentato in grandi otri. In quest’ultima bevanda segnaliamo la presenza di alcool, dovuto alla radice dell’aconito.

 

Curiosità

La cultura kazaka è solo lievemente influenzata dalla religione islamica, in quanto la popolazione non ha alcuna tendenza all’integralismo e il paese si sta laicizzando sempre più. Le donne sono le più emancipate dell’Asia centrale, nonostante siano ancora diffusi i rapimenti da parte di uomini che lasciano ai genitori la sola possibilità di contrattare il prezzo della sposa. Molti kazaki sono, ancora oggi, semi-nomadi. La tradizione e il passato nomade si riflette nella dimestichezza che la popolazione ha con i cavalli.

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