Cosa sapere sul Turkmenistan

Cultura

La cultura turkmena rispecchia molto le esigenze dell’antico popolo nomade. Ad esempio l’elemento più pregiato è il tappeto, facile da trasportare, utile per coprire il pavimento e come rivestimento per la tenda, definita yurta. I tappeti più famosi sono quelli “di Bukhara”, perché venivano maggiormente venduti in questa città. La religione musulmana in Turkmenistan non è imposta e non viene seguita con accanimento. Al contrario la lealtà dei confronti della propria tribù è molto sentita dai turkmeni e nelle regioni del sud è possibile distinguere le varie tribù dall’abbigliamento, dai gioielli e dal dialetto.

 

Letteratura

La cultura turkmena rispecchia molto le esigenze dell’antico popolo nomade. Ad esempio l’elemento più pregiato è il tappeto, facile da trasportare, utile per coprire il pavimento e come rivestimento per la tenda, definita yurta. I tappeti più famosi sono quelli “di Bukhara”, perché venivano maggiormente venduti in questa città. La religione musulmana in Turkmenistan non è imposta e non viene seguita con accanimento. Al contrario la lealtà dei confronti della propria tribù è molto sentita dai turkmeni e nelle regioni del sud è possibile distinguere le varie tribù dall’abbigliamento, dai gioielli e dal dialetto.

 

Fiabe, miti e leggende

Jarty-gulok e la pioggia d’oro (Jarty-gulok rappresenta il norstro pollicino)

Jarty-gulok tornava dal villaggio vicino. La strada era lunga e il bambino si stancò. D’un tratto vide un cavallo, che brucava l’erba secca, e un giovane cavaliere che stava aggiustando la sella allentatasi. “Andrà anche lui al villaggio – pensò – Dove ci sta uno, ce ne possono stare due!”. Il piccolo si arrampicò lungo la coda del cavallo e si sistemò sulla groppa del destriero. Il giovane non si accorse di nulla, saltò in sella e spronò il cavallo. Ma Jarty-gulok capì presto che il cavaliere non stava galoppando verso il suo villaggio, ma verso le sabbie del deserto.
“Ehi, ehi! – gridò Jarty-gulok – Dove corri?”
Il cavaliere sulle prime si spaventò e fermò immediatamente il cavallo, ma vide il bambino e lo riconobbe:
“Ah, sei tu, piccino! Scendi dal cavallo, non puoi venire con me. Ho dato la mia parola di evitare ogni uomo finché non avrò portato il mio dolore nelle sabbie.”
“E qual è la tua pena?” chiese Jarty-gulok.
“Amo la bellissima Gul-Assal, serva del ricco avaro Kara-bek. Ma egli mi darà il consenso alle nozze soltanto se gli pago un riscatto di mille tangà. Io sono povero e non avrò mai tanto denaro!”
Jarty-gulok rimase pensieroso e poi disse: “Se nel villaggio c’è un ricco, le pene non sono solo tue.”
“Hai ragione! – disse il cavaliere – Nel nostro villaggio, di dolore ce n’è abbastanza per tutti.”
“E allora volta indietro il cavallo, raccoglieremo tutto il dolore del villaggio e tu lo porterai nel deserto.”
Non avevano torto, gli abitanti del villaggio era molto poveri. Già vicino alla prima casa incontrarono una vecchia aggobbita: “Il mio dolore è grande, – disse la vecchia – non sono riuscita a pagare il debito all’avaro Kara-bek e lui ha preso la mia ultima pecora”.
Da un altro cortile uscì un bimbo vestito di stracci: “Lo strozzino Kara-bek ci ha portato via tutto quel che avevamo in casa”.
“Siate sereni, vedrete che faremo i conti con lui!” disse Jarty-gulok. E spiegò al cavaliere il suo piano. Tutti sapevano che ogni mattina Kara-bek scendeva in cantina, accendeva un lume e cominciava a contare le monete, svuotando e riempiendo i bauli dove sistemava l’oro. Come sempre, anche quella mattina si mise a contare le monete, ma appena rimise il sacchetto nel baule, sentì un rumore. Dalla sua tana uscì un topolino che squittì:
“Ehi, Kara-bek! Da quando nel deserto c’è stata quella pioggia d’oro tutto questo metallo non ha più alcun valore!”
L’avaraccio gli tirò una scarpa per cacciarlo.
Dal soffitto scese un ragno che gli sussurrò: “Nel deserto c’è stata una pioggia d’oro e tutti andranno nel deserto ad ammucchiare oro a palate. Non perdere tempo, corri al deserto del Karakum!”
Naturalmente era stato Jarty a parlare al posto del topolino e del ragno.
“Allora, devo fare in fretta, prima degli altri! – si lamentò il riccone – Ma chi mi porterà a Karakum?”
Infatti, l’avaro, per risparmiare, non possedeva cavalli, cammelli o somarelli. Kara-bek corse in strada e si imbatté nel nostro cavaliere (che stava lì ad aspettarlo).
“Portami nel Karakum! – chiese imperioso il riccone – Ti darò in sposa Gul-Assal, ma portami seduta stante nel deserto.”
Il riccone si arrampicò sulla groppa del cavallo e il cavaliere partì. Galopparono tutto il giorno e raggiunsero il Karakum quando il sole stava calando. La sabbia inondata dai raggi del sole al tramonto sembrava d’oro.
“È mio! È tutto mio!” gridò lo strozzino.
Rotolò giù dal cavallo e prese a riempire di sabbia i sacchi, ignorando il cavaliere che poté correre a sposare la sua bella Gus-Assal.
Da allora nessuno ha più sentito parlare di Kara-bek.

 

Musica e suoni

La musica popolare turkmena è strettamente legata a quella del Kyrgyzstan e del Kazakhstan. La tradizione musicale conta anche una serie di cantanti e sciamani nomadi comunemente chiamati bakshy. Lo strumento più utilizzato per la musica popolare è il dutar.

Suoni

dutar

 

Film ambientati in Turkemenistan 

  • Il gioco (Italia, 2009)

 

Gastronomia

Secondo la tradizione turkmena il pasto è costituito da due piatti principali da consumare seduti a terra senza utilizzare le posate, ma al giorno d’oggi molte abitudini si sono modificate e sono quasi del tutto simili a quelle occidentali.
Gli ingredienti più utilizzati nella gastronomia turkmena sono le verdure, il riso e la carne ovina. I piatti più popolari sono il plov, che ritroviamo anche negli stati limitrofi e che è costituito da riso condito con spezie e frutta secca, a la surba, minestra a base di carne d’agnello e legumi. I piatti sono in genera accompagnati dal corek, pane locale molto simile alla focaccia. La bevanda più diffusa è il gek, tè verde, che viene consumato sia durante i pasti che nel corso della giornata. Anche lo shubat, una bevanda ottenuta dal latte di cammella fermentato, è molto popolare in Turkmenistan.

 

Curiosità

Detto turkmeno: una volta che un serpente ti ha guardato negli occhi sei destinato a morire di lì a poco se non sarai tu il primo a ucciderlo.

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