Cultura e popolazione coreana

Cultura
Religione:
I coreani sono tradizionalmente pragmatici ed eclettici per ciò che riguarda l’aspetto religioso. La loro visione della religione non è condizionata da un’unica fede, ma dalla combinazione di diverse credenze indigene e credi, come il Confucianesimo, Taoismo, e Buddismo, introdotti dalla Cina intorno al IV° sec. A.C.
Le religioni maggiormente professate sono il buddismo di scuola mahayana (28%), il cristianesimo (24%) e il confucianesimo; fanno inoltre parte della cultura locale il Chundo-Kyo (una nuova religione, diffusasi nel diciannovesimo secolo che enfatizza la natura divina delle persone), il taoismo e lo sciamanesimo.
Bisogna però trattare con cautela questi dati, in quanto, con l’eccezione del Cristianesimo, c’è una distinzione molto lieve tra credenti e non, per le altre correnti religiose che si avvicinano di più ad una serie di valori etici che ad una religione vera e propria.
In ogni caso, all’inizio degli anni Novanta più della metà della popolazione sudcoreana si dichiarava atea.
Istruzione:
Fino alla Guerra di Corea, l’istruzione era poco diffusa nel Paese e solo il 20% della popolazione aveva ricevuto un qualche tipo di educazione formale. Il moderno sistema d’istruzione è invece legato ad una carta emanata nel 1968, che sottolineava l’importanza civile dell’educazione e dava al governo il compito di provvedere a garantire che tutti i bambini avessero accesso a questa.
L’istruzione primaria è diventata quindi gratuita e obbligatoria per tutti i bambini dai 6 ai 12 anni; quella secondaria prevede tre anni di scuola media e tre di scuola superiore. Il 95% dei ragazzi in età scolastica frequenta anche la scuola superiore ed il 25% di questi s’iscrive successivamente all’università. Le principali università del paese sono l’Università della Corea (1905) e l’Università Nazionale di Seoul (1946), entrambe con sede nella capitale.
Gli studenti sono considerati in Sud Corea come la “coscienza nazionale” del Paese, con un ruolo fondamentale nei movimenti di riforme democratiche susseguitisi dal 1960.
Il tasso di alfabetizzazione della popolazione adulta è molto alto, pari al 98,4% nel 2005.
Famiglia:
In passato, diverse generazioni usavano vivere insieme e si desideravamo molti figli per garantire la stabilità futura e la sicurezza della famiglia. Non era insolito che più di una dozzina di persone vivessero sotto lo stesso tetto. In anni recenti però, il trasferimento verso i centri urbani e la diffusione di case suddivise in appartamenti, hanno portato molte nuove coppie ad andare a vivere da sole. Questo trend ha portato ad un forte incremento del numero di nuclei familiari in Corea.
Per tradizione gli uomini più anziani della famiglia sono considerati come le autorità supreme. Tutti gli altri membri devono fare ciò che questi ordinano o desiderano e la devozione filiale è la virtù maggiormente esaltata.
Abbigliamento:
La giacca, i pantaloni e il soprabito sono elementi presenti nell’abbigliamento coreano fin dall’antichità, anche se il caratteristico completo a due pezzi appare probabilmente solo negli ultimi secoli prima dell’era cristiana: si compone di una giacca stretta (“jeogori”) e di pantaloni corti, spesso bianchi (“baji”).
La nobiltà dei regni che si susseguirono nella penisola coreana si ispirò tuttavia allo stile cinese, adottando abiti ampi e pantaloni voluminosi. La società coreana sotto il governo della dinastia Yi del periodo Choson (1392-1910) era divisa in classi, con una stretta distinzione mantenuta fra la classe dominante (yangban) e le classi inferiori. Di conseguenza, le genti delle diverse classi erano costrette a indossare vestiti diversi, confezionati con stoffe differenti e tinti in modo diverso. Le restrizioni erano particolarmente rigorose per gli indumenti da cerimonia, con l’unica eccezione del matrimonio.
Il costume nazionale femminile conserva la giacca corta e la gonna a vita alta (talvolta a pieghe, “ch’ima”) con un largo nastro come cintura. Normalmente le donne sposate indossano colori più attenuati o addirittura il bianco, il colore tradizionale dei vestiti coreani indossati specialmente in campagna. Attualmente però, questi vestiti si usano solo in occasione di cerimonie, come il matrimonio, il Seollal (giorno del Nuovo anno lunare) o lo Chuseok (giorno del Ringraziamento).
Giochi:
I giochi popolari nel Paese sono divisi in tre categorie:
  • Musica e danze: la musica propriamente coreana comprende l’a-ak, che è una musica rituale confuciana, il tang-ak e lo hyang-ak, che sono musiche per le cerimonie di corte, rispettivamente di origine cinese e coreana, e infine la musica vocale. Gli antichi strumenti comprendono cetre a corde pizzicate, flauti, legni ad ancia doppia e una grande varietà di strumenti a percussione. Tra le danze, molto conosciute sono la danza dei contadini, la danza mascherata (gli attori indossano maschere costruite con elementi della natura, cioè di legno, zucca, paglia o altro, che spesso rappresentano anche malattie contagiose) e la danza dei ventagli (un gruppo di ragazze crea un cerchio di ventagli che viene poi fatto girare come se fosse un oggetto a se stante e non formato da più persone).
  • Gare: includono gli scacchi coreani, Paduk (dama coreana), lotta, altalena, tiro alla fune, tiro con l’ arco, gare equestri, Subakhoe (Taekwondo odierno), combattimento con le torce, lancio della pietra. Normalmente i due sessi sono separati nei giochi e nei passatempi. La lotta per esempio è una delle gare maschili. E’ una tradizione dei tempi antichi di regalare un bue come premio al vincitore. L’altalena è invece un gioco femminile e vince chi va più in alto nelle oscillazioni. Nella società feudale le donne confinate nelle loro case erano così ansiose di avere un contatto con il mondo esterno da inventare questo gioco che consentiva loro di guardare oltre i muri. Per chi ha conoscenze letterarie, poi, c’è un particolare gioco di carte, il sijo nori: chi conduce il gioco recita la prima metà di una poesia classica di pochi versi, sijo, e i giocatori devono capire se su una delle carte che hanno ricevuto c’è la continuazione di quella poesia.
  • Giochi di bambini: includono il volo degli aquiloni, la slitta, il salto della corda, la trottola, nascondino e il volano. Un altro gioco tradizionale è lo yunnori. Consiste in un gruppo di quattro bastoncini di legno decorati, semicilindrici e con un lato piatto, che un giocatore lancia in aria; da come cadono si ottiene un certo numero di punti che fanno avanzare la pedina di quel giocatore su un percorso disegnato su un pezzo di stoffa. È un po’ come il gioco dell’oca, solo che invece dei dadi si lanciano i bastoncini.

 

Popolazione

La Corea del Sud conta circa 49 milioni di abitanti. Nel ventesimo secolo, vi fu una significativa emigrazione verso la Cina (1,9 milioni) e Stati Uniti (1,5 milioni) e circa un milione di coreani vivono in Giappone e negli Stati dell’ex Unione Sovietica.
Più dell’80% della popolazione vive in aree urbane e la densità è molto alta, con approssimativamente 480 persone per km2. Secondo stime del 2004, il 20,5% della popolazione ha meno di 15 anni, il 71,5% tra 15 e 64 e l’8% ha più di 65 anni. L’aspettativa di vita si aggira per gli uomini intorno ai 72 anni, per le donne ai 79.
La popolazione dello Paese è una delle più omogenee del mondo sotto il profilo linguistico ed etnico; se si escludono infatti circa 30.000 residenti stranieri (soprattutto cinesi), sul territorio non è presente alcuna minoranza etnico-linguistica. I coreani, di origine mongola, appartengono al gruppo tunguso, migrato in Corea dalle regioni dell’Asia nord-occidentale e caratterizzato da statura leggermente più alta e pelle più chiara della media dell’etnia mongola.
Lingua nazionale è il coreano, appartenente al gruppo uralo-altaico Grammaticalmente è correlato al giapponese, ma ha preso molti vocaboli dal cinese, riflesso della lunga dominazione culturale cinese. Nonostante esistano anche dei dialetti, la lingua parlata nella penisola è di comprensione universale. La scrittura segue invece un sistema fonetico conosciuto con il nome di Han’gul, sviluppato nel quindicesimo secolo. Nel 2000, il Ministero della Cultura e del turismo, cercando di rendere il linguaggio maggiormente compatibile con l’uso informatico ed internet, promulgò il Revised Romanization System of Korean, che è oggi largamente usato in Corea. L’inglese è insegnato nelle scuole.

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