La maggior parte delle persone sa che le arti marziali sono nate in Cina,ma forse non tutti sanno che sono state inventate dai monaci guerrieri del tempio Shaolin.

Situato nel cuore del parco nazionale del monte Songshan, la montagna sacra centrale della Cina e vicino la città di Dengfeng, nella provincia cinese di Henan, è uno dei più bei templi buddisti del mondo e grande attrazione turistica, tanto che nel 2010 proprio per il suo valore è stato riconosciuto come patrimonio mondiale Unesco.

Il tempio il cui nome significa “tempio della giovane foresta”, ha una storia millenaria e una cultura immensa che si mescola con diverse leggende.

Secondo la tradizione il tempio venne costruito per volontà dell’imperatore Xiaowen nel 496 d.C., ad opera di un monaco indiano di nome Batuo, ma fu solo nel 520 d.C., con l’arrivo del famoso Bodhidarma, monaco indiano fondatore del Buddismo Zen, che il luogo cominciò ad acquistare prestigio.

Si racconta infatti che qui, il monaco rimase per nove anni ritirato in meditazione all’interno di una grotta e dopo aver finito si dedicò alla creazione delle arti marziali, cercando di imitare le movenze degli animali tipici del luogo.

Ben presto decise di coinvolgere anche gli altri monaci per spronarli a fare più esercizi fisici, seguendo gli insegnamenti marziali non per uccidere o attaccare, ma solo come difesa da minacce esterne, infatti il tempio spesso veniva fatto oggetto di saccheggi da parte dei banditi delle montagne.

Fu così dunque che nacque il Kung Fu e tutte le sue derivazioni, perfezionate nel corso dei secoli e tramandate fino ai nostri giorni, attraverso le scuole sorte in tutto il mondo.

Nonostante il tempio abbia nel corso del tempo subito due incendi, l’ultimo dei quali nel 1928, è sempre stato ricostruito e poi addirittura chiuso nel 1966 ad opera del governo.

Dopo la morte di Mao, i politici decisero di riscoprire le tradizioni legate al tempio e quindi cominciarono a destinare diverse somme proprio per restaurarlo e per sponsorizzarlo come meta turistica, ponendo le basi per la cosiddetta “cultura Shaolin”, caratterizzata da documentari televisivi e dai viaggi che gli stessi monaci compiono nel mondo per diffondere i loro insegnamenti.

Il visitatore molto spesso raggiunge il sito prendendo l’autobus che staziona in una zona vicina e una volta arrivato sono tante le cose da ammirare durante la sua permanenza, visto che il tempio si compone di 11 edifici principali.

L’entrata del monastero è costituita da un maestoso ingresso a due battenti e a fare da cornice ci sono le mura rosse che racchiudono la corte abitabile, la costruzione cioè principale con i suoi 30 mila metri quadrati.

Appena entrati si possono notare diverse steli con incise delle iscrizioni distribuite attorno ai lati del cortile e subito dopo a sinistra di questa “foresta di stele” c’è la sala del kung fu e la sala dei “Re Celesti”, mentre a destra si trova la “Torre della campana”, uno degli edifici più alti del tempio e davanti ad essa la “Torre del tamburo” risalente al 1300.

Altre sale molto belle  sono la “Sala Shanmen” e la  “Sala Mahavira”,la più importante dove i monaci svolgono i loro servizi,situata proprio al centro del tempio.

Proseguendo inoltre è possibile visitare la Biblioteca con i suoi antichissimi manoscritti, la stanza dell’abate e diversi padiglioni ognuno con una storia propria.

Il percorso ci conduce poi alla “sala dei Mille Budda” e a quella “dell’ Abito Bianco”, con i suoi affreschi riguardanti scene di lotta, che ci guidano fino alla “Foresta delle Pagode”,un complesso architettonico enorme e affascinante, costituito da monumenti funerari contenenti le reliquie di ben 243 abati del monastero.

L’ultima tappa è la “caverna Dharma”, la stessa dove il monaco indiano meditò per nove anni e dove raggiunse l’illuminazione spirituale chiamata Zen; qui ci sono diverse iscrizioni e si dice che l’ombra del monaco si riflesse sulla pietra così tanto da incidersi su di essa anche se purtroppo le guerre l’hanno rovinata.

Le attività comunque non finiscono qui;infatti chi è appassionato di arti marziali può assistere a delle rappresentazioni di queste discipline che hanno davvero dell’incredibile, nonché agli allenamenti intensi che i monaci svolgono ogni giorno e anche partecipare a dei corsi appositi.

Inoltre con i suoi tantissimi giardini è un luogo ideale per fare meditazione, per rilassarsi e per pranzare all’aria aperta.

I monaci parlano un ottimo inglese e visto che la loro accoglienza richiama ogni anno molti turisti, è consigliabile godersi la pace del posto visitandolo di mattina presto o nelle ore serali,specie dopo cena, perchè sono i momenti in cui ci si muove con più calma e maggiore libertà.

Venire a Shaolin è per concludere un’esperienza unica come ben poche ed è interessante come l’aspetto religioso qui sia in armonia e un tutt’uno con la pratica ginnica e il benessere del corpo attraverso gli insegnamenti marziali e la dottrina Zen.

 

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