Un viaggio alla scoperta dello spirito

di Davide Gresta Zucchi

Cercare le risposte perdute passando per Kyoto, Melbourne, Santiago del Cile e Rapa Nui

Moai Travel Chile Rapa Nui Easter Island

Mi trovavo nel bel mezzo del Sentiero, senza neanche rendermene conto. Mi accadde una cosa stranissima, mentre tornavo a casa dalla biblioteca in bicicletta, dei raggi del sole mi illuminarono il viso; abbagliato fui costretto a fermarmi. In quell’istante, provai una sensazione estremamente difficile da esprimere a parole, era come se avessi capito tutte le leggi che governano l’universo. Tutto mi fu chiaro per un istante: le domande che tormentano l’uomo da secoli, i dogmi, gli enigmi senza risposta, non avevano più segreti per me. La cosa triste è che nella stessa velocità in cui acquisii tutte quelle conoscenze, altrettanto velocemente le persi. In un attimo dimenticai tutto il sapere di cui ebbi la fortuna di assaporare per quel breve lasso di tempo. Tutto ciò che ricordo è che mi sembrò che il tempo fosse fermo, o meglio, che non ci fosse proprio. Ebbi la consapevolezza di esistere in quel momento e in quel luogo e capii che il tempo non era altro che un’illusione creata dalla mente umana. Non riesco però a ricordare le cose più importanti: i meccanismi che fanno funzionare tutto ciò che esiste e i relativi perché. Ricordo solo che quell’emozione mi piacque più di ogni altra mai vissuta precedentemente.
Decisi di mettermi in viaggio, con la speranza di trovare le risposte perdute. E quale luogo migliore dell’estremo Oriente? Fin da quando ero molto piccolo, sentii definire quella parte del globo come la più spirituale e ciò mi incoraggiò ad effettuare una prenotazione per la settimana seguente, tramite l’agenzia viaggi del mio paese.


Kyoto

Dopo il lungo, ma tranquillo viaggio, arrivai nel continente asiatico, esattamente a Kyoto, in Giappone. Il mio primo respiro su quella terra per me tanto esotica, mi inebriò i sensi. Sentivo un lontano, ma allo stesso tempo vicino, odore di incenso e tè. Non so se si trattò solo di suggestione, ma mi arrecò conforto ai sensi e all’anima. Dopo quel personale momento di benessere, cominciai a scrutare la città. La cosa che maggiormente mi colpì fu lo stile architettonico del luogo. Lo trovai davvero singolare. E nonostante lo avessi già visto nelle fotografie presenti sulle riviste e nei documentari in televisione, mi resi conto che era come se non lo avessi mai guardato veramente. In quel momento imparai una cosa molto importante: c’è differenza tra vedere e osservare. Mi tornò subito in mente la mia breve, ma intensa esperienza di provvisoria illuminazione. In quel momento avevo sicuramente osservato, non visto semplicemente. Cosa? Ancora non mi era chiaro….
Interpretai molto bene il ruolo di turista che la vita mi aveva fatto tesoro di poter vivere in quei giorni e visitai minuziosamente quell’incantevole cittadina. Ne rimasi estasiato. Era come avvolta in un’incantevole atmosfera di un racconto di magia. E quelle pittoresche esplosioni di colore rosa provenienti dei ciliegi in fiore, era davvero suggestivo. Sembrava un sogno.

Visitai innumerevoli templi e quello che più mi colpì fu il “Tempio Zen di Ginkaku-Ji”. Lo trovai davvero caratteristico. Nonostante ha più di mezzo millennio, mi sembrò molto più moderno. Non mi capacitai di come non abbia esteticamente risentito del tempo, poi ripensai alla sensazione provata riguardo all’inesistenza del tempo; ma invece di far luce sui miei ricordi annebbiati, ero ancor più disorientato…. non riuscivo a spiegarmi quelle sensazioni. Fuori dal Tempio del Padiglione d’Argento incontrai una donna. Una signora giapponese sulla sessantina, di bella presenza e vestita con abiti orientali caratteristici, tutti molto colorati con finiture d’oro. La signora mi guardò e sorrise, così le sorrisi di conseguenza. Poi mi chiese perché provassi tanta angoscia. Io rimasi stupito dalle sue parole e le chiesi: “Mi scusi, come fa a sapere che mi trovo in uno stato di ansia e che parlo italiano? E lei perché conosce la mia lingua?” Mi rispose: “Conosco 7 lingue. Una è la mia madrelingua, due le ho studiate e le altre quattro me le sono ricordate. Riguardo alla tua sensazione di angoscia, se pensi in maniera così forte, non ti dovresti meravigliare se qualcuno ti sente!”
Inizialmente non capivo cosa intendesse col fatto che si è ricordata delle lingue. E rimasi sorpreso nell’apprendere che poteva “sentirmi” in quella maniera! Nonostante avessi il desiderio di farle tante domande, non riuscii a dire niente! Fu lei a rompere il silenzio dicendomi: “Per trovare te stesso, e quindi quello che hai perso, devi cercare dentro di te, non all’esterno; ma nel tuo caso, devi prima osservare l’esterno, per riuscire nuovamente a guardare all’interno. Quindi fai si che questa esperienza non sia fine a se stessa, ma sia necessaria per il tuo sviluppo spirituale.”
Mi salutò con il classico saluto giapponese con tanto di breve inchino e se ne andò scomparendo tra la nebbia. Era una persona che trasmetteva positività. Le ho voluto e le voglio un gran bene!

Del Giappone ho apprezzato tantissimo i modi educati delle persone. C’è un gran senso del rispetto. Tutti possiamo imparare principi fondamentali di vita, da quella meravigliosa cultura.
Dopo aver finito di visitare anche la cittadine limitrofe a Kyoto, lasciai l’Oriente, anche se una parte di esso era rimasto dentro di me, quindi era come se non lo avessi lasciato del tutto. Subito dopo aver ordinato i miei bagagli nel delizioso hotel dove alloggiavo, andai all’aeroporto di Osaka e partii in direzione dell’Australia, verso il meraviglioso continente oceanico.


Melbourne

La bellissima Melbourne mi attendeva al prossimo scalo. Il volo fu molto rilassante. Dormii per diverse ore e arrivai riposato, anche se mi fischiavano le orecchie.
Il clima presente nella città australiana di Melbourne era diverso dal Giappone, ma sempre piacevole. Non era ne caldo, ne freddo… si stava davvero bene! Vi sono climi differenti in Australia a seconda delle città e della loro collocazione geografica; e Melbourne presentava senza dubbio il clima che preferivo. Dopo aver sistemato le valige in hotel, uscii subito alla scoperta del luogo. La natura presente nel territorio è qualcosa di eccezionale… ci sono volatili di ogni genere, alcuni molto colorati e sembrano non avere troppa paura dell’uomo, il che mi sorprese. La vegetazione è curata e rispettata dalla popolazione, le palme sembravano finte da quanto erano belle e la gente era tutta sorridente e accogliente, anche se con un accento particolare, notevolmente diverso dall’inglese britannico che conosco. Passai la giornata visitando parchi, assaggiando piatti tipici e scattando tantissime fotografie. Arrivata la sera, stranamente non avevo neanche un po’ di sonno.

Probabilmente era per via dell’eccitamento della giornata. Così andai al porto di Melbourne, era una notte di luna piena e fu incredibile… ammetto che non trovo parole per descrivere la meraviglia di quei momenti. Respirare l’aria pura del posto, con lo sguardo volto verso l’immensità dell’oceano ad ascoltare i suoni naturali del continente australiano, le onde che si infrangono sugli scogli e il cinguettare degli uccelli notturni. Ero come ipnotizzato dalla luna e incantato dal luogo… non ho mai provato una sensazione di estremo benessere come quella sera. Dopo un’ora di piacevole contemplazione, la stanchezza si fece sentire… quell’atmosfera incantevole mi aveva conciliato il sonno, così tornai in hotel e dormii profondamente fino alle dieci del mattino. Di solito mi sveglio prima, ma quella notte ero caduto proprio tra le braccia di Morfeo.
L’indomani feci colazione in hotel: una fetta di crostata ai mirtilli e un caffè… in tutta sincerità posso dire che il caffè italiano non ha rivali, ma sono dell’idea che in viaggio bisogna provare tutto. E nonostante ciò, anche da quelle parti vi sono delle specialità culinarie senza pari. I piatti tipici a base di pesce che mangiai a pranzo in un ristorante vicino al porto, furono eccezionali. Passai delle giornate straordinarie a Melbourne; e nonostante visitai sempre cose diverse del luogo, mi resi conto che per visitare tutta l’Australia nei particolari ci sarebbero voluti anni e anni. Sono certo che se uno volesse visitare tutto il mondo nei particolari, non basterebbero cinquanta vite terrene. Sembra piccolo il mondo nelle carte geografiche, ma in realtà è grandissimo e l’universo è immenso…
Prima di lasciare l’Australia, spedii una miriade di cartoline, oltre a fare tantissime foto e dei disegni del posto… i tramonti mi hanno toccato il cuore dalla loro bellezza: un intreccio di colori cangianti e suoni naturali senza eguali. Mi piacerebbe ritornarci in futuro, magari in compagnia di amici o di una persona speciale. Melbourne di sera e di notte è una città molto romantica e al giorno è allegra e spensierata. A chi non piacerebbe?
Spesso ripensavo a quella strana esperienza che ebbi in bicicletta, ma non riuscivo ancora a darmi una risposta esauriente… qualche tassello in più del mosaico dentro di me si era formato, ma niente ancora di comprensibile.

Dentro di me si stava radicando la certezza che l’essere umano è molto più particolare di quanto sembra e potrebbe vivere decisamente meglio e all’insegna di nuove possibilità, se solo pensasse in un certo modo.


Santiago del Cile

Lasciai a malincuore quella fantastica città dello stato del Victoria e partii alla scoperta del Sud America, esattamente a Santiago del Cile. Arrivai verso le cinque e tre quarti del pomeriggio. Il clima era davvero arido! Molto diverso dagli altri da me conosciuti. A detta di una guida turistica del posto, il clima in quello stato è molto variabile a seconda delle zone. C’è il deserto più arido al mondo dove non piove da secoli e altri posti dove piove, nevica e tira molto vento. Indubbiamente il paesaggio è straordinario e molto vario.

Ci sono montagne, deserti, mare, paesaggi da mozzare il fiato! Sistemate le cose in hotel, mi prese subito sonno, anche se avevo già desiderio di visitare il posto, così mi misi a dormire e mi svegliai l’indomani alle sette. Il fuso orario  mi aveva scombussolato un po’, ma stavo bene. Mi sentivo riposato e pronto per scoprire questa nuova città.
La gente era molto calorosa e mi è sembrato anche che avessero simpatia verso gli italiani, così rimasi contento e parlai con diverse persone del posto.

In Cile si parla spagnolo e tra italiani e spagnoli ci si capisce bene. Fu semplice comunicare. La gente non solo era calorosa, ma molto aperta al dialogo. Feci amicizia con dei ragazzi del posto che mi chiesero se in Italia si vive bene. Io risposi che dipende dai punti di vista… e che questo non è un periodo storico molto fortunato per noi italiani, ma in quanto all’arte e alla cucina, l’Italia merita di essere visitata. Sono certo che per un turista sia una nuova ed entusiasmante scoperta. Dissi che volentieri mi sarebbe piaciuto vivere qui con loro. C’è un’atmosfera molto calda che ti conquista subito. Mi fecero visitare dei posti molto affascinanti e il quartiere di Belles Artes, dove vivevano loro, era tranquillo e gradevole, andammo anche in un ristorante e mi convinsero a provare diverse specialità. La cucina cilena è molto semplice, ma allo stesso tempo ricca di sapori e mi piacque davvero.

Tra i vari piatti provati, il charquican era il mio preferito: per chi come me ama le verdure, se ne innamora subito.
Devo essere sincero, nonostante la voglia di esplorare, in questa ultima tappa del mio viaggio, per la maggior parte ho provato piatti tipici, visto le tradizioni locali, tra cui delle danze tipiche in costume molto particolari come la cueca, parlato con la gente e frequentato locali. Forse era perché mi sentivo come a casa mia. L’aspetto sociale del posto mi aveva rapito e devo dire che fu molto gratificante per me. Venni anche a conoscenza che proprio da Santiago del Cile, partono degli aerei in direzione di Rapa Nui, la meravigliosa Isola di Pasqua. Dal momento che avevo passato le giornate con i miei nuovi amici, trascurando un po’ l’esplorazione del luogo, una sera prenotai il volo per Rapa Nui.

Rapa Nui

L’aereo partì in mattinata e ci vollero ben cinque ore per raggiungere quell’isoletta che nelle mappe sembra essere così vicina al Cile. Invece era proprio in mezzo all’Oceano Pacifico. Era un po’ inquietante sapere di essere in mezzo all’Oceano, ma allo stesso tempo avvincente ed entusiasmante. Passai l’intera giornata a visitare l’isola, prenotai anche una visita guidata per conoscere nei dettagli il luogo. Fu sorprendente notare tanta gente e tanto movimento in un’isola apparentemente sperduta.

Questa magica isola appartenente al Cile, racchiude un alone di mistero senza eguali. Ciò che mi colpì di più furono i cosiddetti guardiani dell’isola… i Moai. Delle grandi statue di roccia che a sentir la guida, sembrerebbero raffigurare dei capi indigeni di epoche passate, ma non si può avere la certezza. E’ solo una delle tante ipotesi che gli studiosi esposero. La gente del posto afferma che quei grandi volti di pietra permettono ai vivi di comunicare con gente dell’al di là. Non so se sia davvero così, ma sentire quei racconti fu come vivere in prima persona una storia di epoche da me mai vissute.

E fu proprio lì, nell’Isola di Pasqua che mi diedi una spiegazione a quell’illuminazione che ebbi prima di partire per il Giappone. Purtroppo però, spiegarlo non è possibile, in quanto l’uomo non può a parole esprimere l’immensità della meraviglia. A rischio di dire cose fuorvianti, ci voglio provare: l’essere umano è una manifestazione dell’infinito; come la luce del sole è riflessa nell’oceano e in ogni goccia di cui quest’ultimo è composto, così l’Assoluto è riflesso nella mente universale ed in ogni manifestazione individuale di quella mente, ossia in ogni anima, quindi in ogni persona. Sembra folle dire queste cose a parole e mi rendo conto che può non chiarificare molto… è la sensazione che andrebbe provata, capita individualmente e rendersene conto. Siamo esseri spirituali che fanno un’esperienza umana e per la maggior parte viviamo le nostre giornate senza la consapevolezza di quello che in realtà abbiamo la facoltà di fare. Se manteniamo uno stato di gratitudine, di umiltà e di ferma volontà, possiamo fare anche cose che la scienza attuale definirebbe come impossibili. E non bisogna mai dimenticare di aiutare le persone bisognose che si incontrano nel proprio cammino, se si ha la possibilità di fare qualcosa per loro.


Soddisfatto e con le lacrime agli occhi, l’indomani presi il volo per tornare a Santiago del Cile; passai un ultimo giorno in compagnia dei miei nuovi amici. Mangiammo insieme, scattammo molte foto tra di noi e ci scambiammo i contatti. Si instaurò su di me anche una gran voglia di studiare la lingua spagnola. Una lingua così simile all’italiano e con una pronuncia altrettanto piacevole. Penso che mi metterò a studiarla seriamente e in futuro tornare in Cile per praticarla.
Il volo di ritorno verso casa mia, mi rattristava un po’, ma ero contentissimo per le tante esperienza vissute e per l’essere riuscito a spiegarmi un mistero che adesso mi è chiaro come il sole. Adesso che sono tornato in Italia, dalla mia famiglia e dai miei vecchi amici, provo un senso di protezione e di felicità nel raccontare i miei trascorsi nei vari continenti. Ad ogni modo, sono pronto a ripartire… magari con una persona importante per me… ancora non lo so, ma sono pronto ad espatriare nuovamente. Sono uno spirito libero e come se non bastasse, sono del segno zodiacale del Leone, sempre attivo, pronto a nuove sfide, anche le più ardue e disposto ad apprendere nuovi stili di vita, nuove culture, nuove usanze, leggi e lingue. Sono un ragazzo pronto a tutto. Nella vita bisogna vivere, non sopravvivere.

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