Un viaggio lungo un sogno

di Giuseppe Paesano

Chiudere gli occhi e ritrovarsi in Cambogia, Polinesia, Buenos Aires.

 

Al rientro da una dura giornata di lavoro dove non tutto è andato per il verso giusto, ho bisogno di riposo e, per conciliare il relax, metto su un canale tematico dove neanche a dirlo, si parla di viaggi. Piombo in un sonno profondo, un essere indefinito mi fa cenno di seguirlo, sono combattuto ma alla fine cedo, mi sento la versione maschile di Alice e immagino già di cadere in un pozzo profondo. Invece mi ritrovo a Bangkok, l’impatto con la città è da shock, tutto molto avveniristico e funzionale, curato in ogni dettaglio. Dapprincipio non capisco dove mi trovi esattamente, forse perché questa terra me l’ero sempre immaginata in modo diverso.

Sento un caldo esagerato, quasi mi si appiccicano i vestiti addosso, salvo poi mettere il naso in un mega centro commerciale e qui il calore si spezza bruscamente. Diverse persone, ognuna con un pretesto diverso, cercano di attirare la mia attenzione, vogliono a tutti i costi vendermi qualcosa ma io non sono bravo a mercanteggiare e lascio perdere volentieri. Piuttosto, salgo incuriosito su uno di questi risciò e tocco con mano questo contrasto, vedo quanto sia caotica, antica e ma al tempo stessa moderna questa città!

Locali notturni si alternano ad innumerevoli ristoranti, qualcuno anche italiano, il tutto scandito da un traffico delirante! Ad un certo punto scorgo cupole dorate, chiedo all’autista di lasciarmi scendere e m’incammino verso questa meraviglia che è il Palazzo Reale, dove il caos ha lasciato il posto alla calma e dove si respira una spiritualità assai diversa dalla nostra con queste gigantesche statue del Budda e la gente silente ed inginocchiata che accende gli incensi dal profumo intenso e prega.  D’un tratto mi trovo nel nord del Paese, nella parte dove un tempo si commerciava l’oppio cioè dove si intersecano le montagne condivise con Laos, Vietnam e Cambogia e si incontrano le acque dei fiumi Ruak e Mekong.

Questa zona è ricca di tesori paesaggistici come cascate, corsi d’acqua e vegetazione rigogliosa ma è anche una terra dove ancora si conservano e si tramandano le antiche arti e tradizioni come l’intarsio del legno o la costruzione degli ombrellini di carta. Anche l’Accoglienza è una tradizione molto orientale molto accentuata in questa parte del paese meno contaminata e più vera. Mi invitano ad assaporare cibi semplici ma dal sapore genuino, preparati con amorevole cura.

Il silenzio e la pace vengono interrotti solo da rumori naturali, versi di animali o fruscio delle foglie, per cui si percepisce la perfetta sintonia creta dai locali e la natura che li ospita.

La visita si svolge in tutta calma e tranquillità, la stessa che imperturbabile anima le donne giraffa così chiamate per via degli innumerevoli giri di anelli intorno al collo che le cingono fin dalla tenera età! Ma è un attimo e sono immerso nelle splendide acque per cui la Thailandia è rinomata. Il paesaggio è pieno di palme da cocco, m’imbatto in una località più animata ma proseguo per trovare luoghi dove rilassarmi in tutta tranquillità, spiagge lunghissime e non troppo affollate. il mare è una tavola, acqua molto bassa e calda, sabbia chiara con strutture in legno che hanno accesso diretto al mare.. Sento qualcuno parlare di una festa. Vedo piccole imbarcazioni di pescatori locali non troppo lontano da me e gli cito la parola magica “full moon party”, mi fanno cenno di sì e mi ritrovo nel posto dove tutto può succedere, ci arrivo al tramonto quando i bar cominciano ad aprire, bevo qualcosa, poi man mano che il cielo si scurisce si accendono i falò e comincia la musica e si va avanti fino all’alba..
Sono tra il sonno e la veglia, stonato come dopo una sbronza (io sono astemio!), mi guardo intorno ma è buio e continuo a dormire. Realizzo che qualcosa è cambiato, non tanto le fattezze, sempre orientali, ma sicuramente lo scenario.  Sento in sottofondo una musica strana, una specie di chitarrina che se non sbaglio si chiama ukulele e vedo delle donne con indosso abiti dai colori sgargianti ondeggiare al ritmo di questa musica così penso di essere stato catapultato altrove e mi chiedo: sarò mica in paradiso? Uno splendido sorriso mi si avvicina e mi dà il benvenuto, indossa un fiore dietro l’orecchio e mi mette una bella e profumata ghirlanda di fiori al collo.

Tutt’intorno, acque dalle mille sfumature di turchese, un incanto! Qui ritrovo un po’ del caos che avevo già dimenticato, traffico disordinato quel tanto che basta, ma se mi guardo intorno vedo un paesaggio straordinario quindi vado un po’ a zonzo. Vengo attratto da una costruzione dove intorno c’è un gran via vai di gente, qualcuno mi offre qualcosa, sono al mercato! E’ un’esplosione di colori e odori, frutta e verdura e tanti articoli dell’artigianato locale. Un attimo e mi ritrovo seduto in un bus di linea locale, in mezzo a gente che parla la loro lingua di cui non capisco una parola ed arrivato al capolinea, mi fanno cenno di scendere. Mi attende una capanna col tetto di paglia dove tele dai colori sgargianti sono dislocati lungo un percorso. Realizzo di essere al museo Gauguin, solo ora comprendo di essere in Polinesia e capisco perché costui sia rimasto rapito da questo posto incantevole..

Ad un tratto mi rivedo seduto a bordo di un’imbarcazione, il sole caldo spezzato da spruzzi di acqua mi rendono più gradevole il viaggio. Il tratto via mare è breve, il panorama è bellissimo! Qui la Natura la fà da padrona, la vegetazione è fitta e rigogliosa. Il territorio è mix fantastico, la sabbia candida contrapposta al blu del mare ed al verde della montagna che mi sovrasta crea una varietà di colori straordinaria.

La calma e la pace non hanno pari, mi sento cullato dall’acqua e baciato dal sole, per riprendermi da questo meraviglioso torpore, penso di fare un bel bagno in un’acqua che è più cristallina di una piscina, da brivido. Guardare a pelo d’acqua pesci di tutti i colori ma anche tartarughe o gli squali o i delfini, è una sensazione bellissima.. Esco fuori, scendo i gradini di una scaletta che finisce in mare e sono in acqua con loro. Che meraviglia.

Qui il tempo si dilata, d’un tratto è il tramonto e tutto viene avvolto dal rosso.

E’ uno spettacolo divino, fino a quando poi il cielo diventa stellato e guardare col naso all’insù questa distesa di brillantini infinita è stupendo! Mi sembra davvero di stare in paradiso, se è un sogno voglio continuare a dormire..
E ora, che succede? Sono su un velivolo ad elica dal suono assordante dove si sta stretti e si fa fatica a sentire, non penso a niente ma mi godo lo spettacolare panorama. Il volo è alquanto radente tanto che mi sembra di sfiorare le cime. Però, a guardarle bene, queste alture sono ricoperte di neve, il paesaggio è totalmente cambiato. Cerco di capire dove mi trovo ma ho il battito accelerato da tanta emozione.

Mi ritrovo nuovamente su di una imbarcazione, ora fa freddo ed il vento mi taglia la faccia ma non lo sento perché in lontananza scorgo una enorme massa biancastra in mezzo a delle montagne, davanti un’acqua dal colore indefinito, un lago enorme che ospita questo Gigante Bianco. La mia attenzione è catturata da un pezzo enorme di ghiaccio che si stacca da una parete ben più grande e compatta, un crepitio lento che si trasforma in un rumore sordo all’impatto con l’acqua. Il masso si corica lentamente sull’acqua circostante per poi fuoruscire dall’altra parte e si crea un’onda ma d’un tratto questa quasi si ferma, come pietrificata o vittima di un sortilegio: sembra essersi ghiacciata anch’essa a contatto col masso.

Tutt’intorno, infinite sfumature che vanno dal bianco al grigio all’azzurro ed un fronte alto come un palazzo di 10 piani ma di ghiaccio, largo qualche chilometro. Capisco di essere di fronte al Perito Moreno, una Meraviglia della Natura, unica al mondo, dove il silenzio fa rumore.  Estremità totalmente congelate, m’immagino sotto un getto di acqua calda invece è l’acqua nebulizzata che mi sfiora il viso. Già, un altro volo pindarico mi ha portato alla base di una piattaforma da cui godo del più incredibile panorama: le cascate di Iguacu. Questo fiume impetuoso che d’un tratto si spezza e cade da un’altezza vertiginosa con un fronte curvo crea nel suo impatto una tale nuvola d’acqua che quasi non si vede nulla ma la si percepisce sulla pelle. Il fragore unito alla portata d’acqua che viene giù rende questo fenomeno ancora più intenso.

E’ una magia che i raggi del sole filtrino prepotenti questa massa d’acqua e si rifrangano fino a creare un infinito arcobaleno. Il tutto circondato da una Natura rigogliosa che fa da cornice con le sue creature. Sono stordito da tanto fragore ma sento di nuovo una musica accattivante, come Ulisse attratto dal canto delle sirene.. La melodia è davvero struggente, mi volto e vedo un uomo ed una donna, i corpi vicini dalla testa alla vita, più distanti dalla vita in giù per lasciare spazio alle gambe. Mi perdo in tanta sensualità, l’uno scalcia e l’altra aggancia, poi lei s’inarca e lui sembra baciarle il collo, questo è il Tango. Rimango incantato, sembra una lite tra innamorati ma non sai per chi parteggiare, mentre sembrano allontanarsi poi si riavvicinano e le bocche si sfiorano, è il trionfo della Passione.

Realizzo di essere a Buenos Aires, lo capisco guardando l’obelisco, duecento metri di altezza sulla piazza della Repubblica, su cui sfocia l’Avenida 9 de julio, la più larga al mondo. Sulla Placa de Mayo (tristemente famosa per le madri addolorate in cerca dei figli scomparsi) si affaccia il balcone della casa Rosada da cui Evita Peron faceva i suoi discorsi alla folla acclamante. Mi sembra ancora di sentirla..
Apro gli occhi come sempre qualche minuto prima che la sveglia suoni.. Con la bocca impastata ed una grande stanchezza di chi ha dormito poco, preparo la caffettiera che metto sul fuoco, dopo un po’ sorseggio il mio caffè e penso. La barba e tutte le operazioni del mattino non mi distolgono dal pensiero che tutto ciò che ho vissuto sia stato in realtà uno splendido sogno.  Sotto la doccia, ripenso a tutto quel che ho visto, che sogno sarebbe vedere dal vivo tutte quelle meraviglie. Aveva proprio ragione Sant’Agostino nel dire che “il Mondo è un libro meraviglioso e chi non viaggia ne legge solo la prima pagina”.

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