di Veronica Amadio

Atterro ad Hong Kong e l’impatto e’ forte: una metropoli che non dorme (quasi) mai, una città in movimento, dove per trovare il silenzio bisogna recarsi all’interno di un tempio.
Scelgo il Mon Ma Temple in Hollywood road: l’ odore che sprigionano le gigantesche spirali di incenso mi fa dimenticare per un attimo dove mi trovo ma appena esco eccomi di nuovo a muovermi tra le ondate di colletti blu in pausa pranzo e a cercare di attraversare le strade in cui sfrecciano taxi e bus in ogni frazione di secondo: basta fermarsi per un minuto per rendersi conto che tutto il resto intorno scorre ininterrottamente!
Anche i miei sensi sono tutti al lavoro: dalla vista che cerca di farsi spazio tra i grattacieli in cui si specchia l’ Harbour, al tatto che vorrebbe farmi toccare i frutti colorati ed insoliti che si trovano nei mercati.
L’odorato a volte invece vorrebbe andare in pensione: il pesce secco nelle strade di Sheung Wan non sprigiona di certo un buon profumo!
Hong Kong e’ diversa dalla Cina, e’ diversa dal Sud Est asiatico: la sua efficienza, servizi ed organizzazione non si possono trovare altrove e mi mancheranno nella mia prossima destinazione: la Cambogia.
Cambogia come caldo…quello delle giornate afose alla scoperta di Angkor Wat ma anche come calore…sprigionato dal sorriso e dalla gentilezza di questo popolo a cui il passato ancora vicino ha tolto molto ma che nonostante ciò vive in armonia.
Cammino sotto gli alberi di frangipani e mi sento parte di questo mondo in slow motion, dove i conducenti di tuk tuk sonnecchiano pigramente sui loro mezzi in attesa della prossima chiamata. Non ho nessuna difficolta’ a trovare free wi fi praticamente in ogni bar della capitale: sono in uno Stato povero ma la voglia di presente e futuro non manca di certo.
Il posto in cui invece il passato si sente ancora e’ tra i templi di Siam Reap. Questi gioielli, ognuno diverso dall’altro e accomunati dalle pietre massicce con cui sono stati costruiti, mantengono infatti inalterata la loro solennità.
Cammino tra le rovine sperando che vengano stanziati abbastanza fondi per preservarne i volti sorridenti scolpiti nella pietra.
Spero anche che tutti i bambini poveri che ho incontrato possano avere un giorno un po’ di serenità: alcuni di loro, alla ricerca di cibo tra gli avanzi o di bottiglie di plastica da rivendere, saranno purtroppo un ricordo indelebile di questo viaggio.
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