Storia del Bangladesh

Riconosciuto ufficialmente nel 1974 lo Stato del Bangladesh è nato dal movimento separatista dei guerriglieri del Bengala; il nuovo corso della politica e della vita nazionale fu rappresentato dal nazionalismo, la democrazia socialista, la giustizia economica e sociale.
Sorse il Partito Nazionale del Bangla-desh che nel 1979 vinse le elezioni, formò il governo che decretò subito la denazionalizzazione delle industrie e poggiò la sua maggior forza nell’ambiente rurale.

Tuttavia il 30 maggio 1981 un colpo di stato rovesciò Ziaur, il presidente, che fu ucciso ed al suo posto fu nominato il suo vice, Abdus Sattar. Dopo circa un anno ancora un colpo di stato portò al potere il Capo di Stato Maggiore, il generale Hossain Muhammad Ershad.
Il governo fu dei militari e ciò fu suffragato da un referendum indetto nel 1985. Nel maggio 1986 si svolsero nuove elezioni che affidarono la maggioranza relativa al partito di governo. Altre elezioni si tennero finchè quelle del 1988 furono valide. La Costituzione dichiarò l’Islam religione di stato.

Durante il regime di Ershad il Bangladesh fu soggetto a spaventose inondazioni che richiesero sovvenzioni da parte della Banca Mondiale per lo Sviluppo. Tragico fu per il numero di vittime il ciclone del 30 aprile 1991.

Gli aiuti economici non si fecero attendere e gli Stati Uniti furono quelli che concorsero di più.

Le elezioni politiche del febbraio 1991 registrarono un ennesimo sovvertimento della politica e furono vinte dal Partito Nazionale del Bangladesh, guidato dalla signora Kaleda Zia che divenne Primo Ministro. La nuova legislatura si inaugurò subito con un accordo fra il Partito Nazionale del Bangladesh e la Lega Awami, maggiore partito di opposizione. Questo accordo prevedeva l’abolizione della elezione diretta del capo dello stato ed il ripristino del sistema parlamentare, da anni ormai dismesso. Ed infatti nell’ottobre 1991 il Parlamento elesse Presidente della Repubblica, con mandato quinquennale, Abdur Rahman Biswas. Però sorsero pure contrasti fra i vari partiti, si ritenne troppo drastica la politica di risanamento economico ed infine, venuti a galla episodi di brogli elettorali, fu richiesto alla signora Kaleda Zia di far ripetere le elezioni, cosa che ella rifiutò. Ciò provocò gravi manifestazioni di protesta popolare, maggiorate poi dalla crescita, per tutti gli anni 1993/94 del fondamentalismo islamico, diretto soprattutto ad interrompere l’emancipazione delle donne e la loro istruzione, specialmente di quelle appartenenti ai ceti sociali meno elevati.

Le elezioni del 1996, boicottate da più parti, furono annullate e ripetute ed i risultati portarono al governo la Lega Awami e la signora Hasina Wajed fu nominata Primo Ministro mentre come Presidente si ebbe Shahabuddin Ahmed.

Il governo marciò, pur fra mille contrasti, ma ciò che disturbò di più l’andamento del paese furono i contrasti, mai sopiti, fra i guerriglieri dello stato indiano di Tripura ed il governo centrale e dopo vari tentativi di accordi di pace, fra il 1997 ed il 1998, nel febbraio di quest’ultimo anno i guerriglieri deposero definitivamente le armi.

Nell’ottobre del 2001 le elezioni politiche furono vinte dal Partito Nazionalista del Bangladesh (Bangladesh Nationalist Party) e Zia venne nuovamente nominato primo ministro.

Nel 2002 si sono avvicendati tre presidenti: A.Q.M. Badruddoza Chowdhury, Jamiruddin Sircar e infine, dal 6 settembre, Iajuddin Ahmed.

Il 2005 ha visto un aumento della tensione in Bangladesh. Il 27 gennaio Sha Kibria, uno dei leader storici del partito di opposizione, la Lega Awami (AL), è caduto vittima di un attentato durante un comizio politico. La sua morte è stata preceduta, il 21 agosto scorso, da un tentativo simile ai danni della compagna, l’ex primo ministro Sheikh Hasina, che tuttavia è scampata all’attentato. I due episodi ricordati sono solo quelli più clamorosi di un’ondata di violenza molto preoccupante, scatenata contro l’opposizione.

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