Cultura mongola

 

  • I mongoli sono gente ospitale, tranquilla e tollerante; amano i grandi silenzi della steppa e i comportamenti decorosi, ispirati a un’educazione severa e a una profonda spiritualità, che li ha temprati a superare ogni ostacolo e ogni difficoltà. Lo stile di vita nomade li ha abituati ad usufruire dell’essenziale e ad adattarsi ai ritmi della natura. Fieri e orgogliosi cavalieri fanno sempre riferimento al ricordo di Genghis Khan, l’ artefice del più grande impero della storia.

    Pittura
    Nell’arte mongola è difficile distinguere le forme espressive autoctone. Come tutti i popoli nomadi di origine altaica, anche i Mongoli sembrano aver mostrato scarsa predisposizione artistica anche se le conquiste territoriali di Genghis Khan e dei suoi successori portarono a contaminazioni espressive di altre etnie, in seguito alle deportazioni di artigiani musulmani, tibetani e cinesi. Nel 1623 nacque Zanabazar, massima espressione della cultura del luogo. Seguendo gli insegnamenti del Dalai Lama, Zanabazar realizzò armoniose sculture, coniò il nuovo alfabeto soyombo (la cui prima lettera compare sulla bandiera mongola ed è stato adottato come simbolo di libertà) e si rivelò anche un politico di notevole spessore morale.

    Nei centri religiosi sono state ritrovate testimonianze di pittura murale e di tanka (pittura su seta con cornice di broccato) di ispirazione tibetana. Le tappezzerie trovate nelle tombe a tumulo di Noin Ula presentano temi magici ed emblematici riscontrabili anche nelle placche metalliche nelle quali si trovano simboli di caccia. La stoffa trapuntata e ricamata con scene fantastiche ci riportano all’arte unnica, che si estenderà, anche dopo la fine dell’impero mongolo, nelle regioni dell’Asia nord occidentale.

    Artigianato
    Molto bella è da sempre la produzione di gioielli, principalmente di argento, oro, corallo e cuoio, di ornamenti per il corpo e per l’acconciatura, di selle e di altri oggetti, preziosi e funzionali insieme.
  • Letteratura
    Il paese possiede una letteratura molto ricca, ma gran parte dei capolavori mongoli sono pressoché sconosciuti in occidente. I primi saggi di letteratura locale sono rappresentati da poemi epici e cronache storiche, tra cui l’esempio più rappresentativo è costituito dalla Storia Segreta dei Mongoli, un’impressionante testimonianza delle usanze ai tempi di Gengis Khan, scritta nel 1240: una sorta di vangelo mongolo all’insegna di una filosofia di guerra e di competizione esasperata, ma anche di coraggio e generosità. Da segnalare poi Inginash, acuto narratore dell’Ottocento, mentre nel Novecento si assiste ad una letteratura solenne e celebrativa.
  • Musica
    Le danze tsam, eseguite per esorcizzare gli spiriti maligni, si basano sul nomadismo e sullo sciamanesimo. Messe al bando durante gli anni del regime comunista, oggi le danze stanno tornando a nuova vita. La musica tradizionale viene suonata con un’ampia gamma di strumenti e di stili vocali. Le principali espressioni musicali sono l’uurtyn duu (canzone lunga), accompagnata dal morin huur (uno strumento a corda di crine di cavallo) e l’hoomy (il canto di gola) con cui vengono imitati i suoni della natura. Questo canto viene eseguito da voci maschili sapientemente impostate in modo da produrre corposi suoni armonici di gola e più note in una stessa emissione. La musica e la danza mongole implicano sempre un certo grado di contorsionismo, un’antica tradizione mongola.
    Forniamo qui una selezione di dischi, utili per imparare ad apprezzare la tradizione musicale mongola:
    • THE BEST COLLECTION 3-Hurd: Gli Hurd (che significa “veloce”)è il gruppo rock più famoso della Mongolia, si ispirano a Eminem e agli AC/DC ma che compongono brani gradevoli e densi di richiami alla tradizione mongola. I temi più frequentati sono quelli della patria, della famiglia, dei valori antichi degli antenati. Il primo brano di questo cd, “Ich oron”, è stato adottato (e suonato agli altoparlanti fino all’ossesso) nel 2006 durante le manifestazioni nella piazza di Ulaanbaatar contro la corruzione.
    • MORE LIVE: Huun-Huur-Tu Splendida testimonianza live di uno dei quartetti più celebri della Repubblica di Tuva. Gli Huun-Huur-Tu si esibiscono in una serie di motivi tradizionali che li vedono impegnati in tutti e tre gli stili principali del loro tipico canto, lo xöömej, il kargyraa e il sygyt.
    • Gobi: I migliori interpreti, strumentali e vocali, della musica tradizionale mongola in questo disco che raccoglie celebri melodie di tutto il Paese e in particolare delle regioni occidentali.
    • Tengis, songs of the Darkhad people I darkat, o darkhad, sono una popolazione del nord della Mongolia dalla storia particolarmente sofferta che esprimono il loro dolore in alcune struggenti canzoni brevi affidate a un gruppo collaudato.
    • Mongolie – Chamanes et Lamas: Due viaggi sciamanici e due messe lamaiste in presa diretta. Il disco è un tipico esempio di musica religiosa mongola Questo cd ci avvicina a un’arte estrema, difficilmente comprensibile a orecchie occidentali , con i canti quasi tribali dei darqad e dei buriati.
    • Xoomii music of Mongolia: Brevi canzoni per questo disco del 1996 proposto dallo Jargalant Altai. Si tratta di esempi di tradizionale canto di gola, l’hoomi o xoomi come recita il titolo del cd. La tecnica utilizzata per questo canto è molto difficile e coinvolge la gola, il palato e lo stomaco. Si tratta di una delle forme d’arte più peculiari e affascinanti del popolo mongolo.
    • Stepmother city: Nella regione di Tuva, al nord della Mongolia, si concentrano alcune delle tendenze musicali più interessanti del panorama etnico mondiale. Una delle esponenti più autorevoli è Sainkho Namchylak, figlia di nomadi, legata saldamente ai riti dello sciamanesimo. Utilizza la voce come strumento musicale, ora melodioso ora ossessivo, sempre stupefacente. Nel 2003 è uscito un nuovo disco di Sainkho, ormai entrata nel business discografico occidentale.
    • Mongolie-Mongolia: 17 brani tradizionali mongoli, affidati all’Ensemble Mandukhai: un’ora di canzoni, pezzi strumentali e danze

 

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