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Storia del Kirghizistan

Il primo popolo che si insediò nei territori dell’attuale Kirghizistan, dal VI al V secolo a.C., fu quello gli Sciti, una popolazione seminomade. In seguito l’area sud-est del paese entrò a far parte dell’Impero persiano achemenide, in particolare della regione Sogdiana. Nel IV secolo a.C. l’avanzata di Alessandro Magno conquisto anche la Sogdiana e i suoi territori che vennero inglobati nel Regno di Macedonia.
Alla morte di Alessandro Magno il comando passò prima alla dinastia seleucide, poi all’avvento dei Prati. La grande tolleranza verso ogni tipo di religione da parte di questi popoli, fece sì che i seguaci di diverse religioni furono i maggiori commercianti sulla Via della Seta, almeno fino al VIII secolo quando l’avvento degli Arabi portò il musulmanesimo. I popoli kirghizi fin dall’età medievale furono incrocio di culture, religioni, tradizioni ed etnie differenti a causa delle numerosi invasioni e conquiste subite. All’inizio del XIII secolo i territori furono conquistati dall’Impero Mongolo, fino al 1510, anno in cui iniziò la libertà per il popolo kirghizo, seppur con interruzioni per le invasioni di Uzbeki, Calmucchi e Manciù. Nell’800 il Kirghizistan passò ufficialmente sotto il controllo del Khanato uzbeko di Kokand. Nel 1876 iniziò un lungo periodo di dominio russo sul Kirghizistan e molte persone emigrarono in Afghanistan o in Cina.
Nel XX secolo i Soviet russi avviarono un processo di scolarizzazione della popolazione kirghiza e di urbanizzazione del territorio. Nel 1936 il Kirghizistan divenne una Repubblica Socialista Sovietica a pieno titolo. Dagli anni ’90 in poi il paese ha vissuto un periodo di scontri e proteste. In particolare nel 1990 il Kirghizistan ottiene l’indipendenza, pur restando connessa strettamente al governo di Mosca. L’indipendenza completa si ottenne l’anno successivo, quando Aska Akayev, una volta eletto Presidente, si dimise dal partito comunista dell’Unione Sovietica. Nel 1993 il governo venne travolto da scandali di corruzione politica ed Akayev cambia il governo, restando comunque in carica come Presidente. Durante la cosiddetta rivoluzione dei tulipani, che si tenne nel 2005, il Kirghizistan fu teatro di violenti scontri e proteste contro il Presidente Akayev, considerato corrotto ed autoritario, che si dimise. Nello stesso anni fu eletto Presidente Kurmanbek Bakiyev, rieletto anche nel 2005 con elezioni giudicate non trasparenti dall’OCSE, in quanto guidate da informazioni totalmente controllate. Continuano le violente proteste che culminano nel 2010 con l’uccisione del Ministro dell’Interno Moldomusa Kongatiyev, l’occupazione della sede dei servizi segreti e della tv di stato ed il colpo di stato della leader dell’opposizione Roza Otunbayeva, che si proclama Presidente con la promessa di nuove elezioni democratiche.
Gli scontri del 2010 costarono la vita, secondo fonti ufficiali, a 190 persone, ma gli oppositori parlano anche di 2.000 vittime. Nel 2011 si tennero nuove elezioni alle quali non si presentò la Presidente uscente Otunbayeva, cedendo la vittoria all’attuale Presidente del Kirghizistan, Almazbek Sharshenovich Atanbayev.

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