Economia, cultura e popolazione in Tibet

Economia
Il Tibet, a causa delle scelte politiche, della tradizione monastica buddista e del particolare territorio, è una regione scarsamente industrializzata. La sua economia è dunque dominata dall’agricoltura di sussistenza (di riso, orzo, grano, frutta) e dall’allevamento (di yak, cavalli, capre, pecore). Lo yak in particolare rappresenta una delle maggiori fonti di sussistenza per le famiglie rurali in quanto viene utilizzato come forza motrice per il lavoro nei campi, per il latte e derivati ed, infine, per la carne. Dalsottosuolo, ricco di risorse minerarie, si estraggono invece carbone, uranio, oro e pietre preziose.
Gli ultimi anni hanno portato ad un’apertura al turismo, quasi esclusivamente interno, promosso anche dalle autorità cinesi. La linea ferroviaria inaugurata nel 2006, che unisce Lhasa alla città cinese di Golmud, nel Qinghai, potrà forse aiutare l’economia tibetana, attualmente in una situazione di relativa incertezza e povertà.

Cultura:
La cultura in Tibet è legata in maniera indissolubile al Buddismo e al Lamaismo e tutta la sua arte è intrisa da questo spirito religioso, molto sentito e seguito dalla popolazione. Sicuramente gli elementi di maggiore fascino sono rappresentati dai templi e dai Monasteri Buddisti, che in passato erano delle vere e proprie città, come nel caso di Deprung, che contava al suo interno una popolazione di oltre 10.000 monaci. Costruiti in una posizione dominante e nei pressi di un corso d’acqua, i monasteri costituivano dunque un’unità religiosa sociale ed economica autonoma. Essi si trovano quindi non solo presso villaggi ma anche in posizioni isolate proprio in virtù di questa autosufficienza. Non sono costituiti da un singolo edificio, ma attorno al corpo centrale, costituito dal tempio, si trovano gli altri edifici posizionati in modo che il tetto a terrazza dell’uno serva da cortile per quello sovrastante.
Il Governo cinese ha cercato però di distruggere i simboli tradizionali della cultura originale tibetana demolendo monasteri, incarcerando monaci e limitando le espressioni artistiche tibetane. Tuttavia sono stati preservati e parzialmente ristrutturati alcuni palazzi per incrementare il turismo.
Una forma d’arte tipica del Tibet è costituita dai thangka, il cui significato in lingua originale è “pittura eccellente”. L’aspetto di questi manufatti è quello di stendardi coloratissimi decorati secondo i canoni iconologici della tradizione buddista. Essi vengono dipinti su carta e poi cuciti su un supporto di tessuto ed esibiscono immagini di Divinità, grandi Maestri o scene di vita di Esseri Illuminati. Oltre ad essere un prodotto artistico di notevole valore, i thangka hanno la funzione liturgica di supportare i fedeli durante la meditazione e riflessione e, una volta consacrati da un Lama, divengono veri e propri oggetti di culto.

 

Popolazione

La regione autonoma del Tibet è una zona che concentra la maggiore popolazione tibetana, occupando il 45% del totale dell’etnia tibetana, dove oltre all’etnia tibetana, i compatrioti di più di dieci etnie, come Han, Hui, Menba, Luoba, Naxi, Nu e Dulong vivono di generazione in generazione, costituendo i distretti etnici di Menba, Luoba e Naxi.
L’etnia tibetana, la principale etnia residente in Tibet, parla una lingua appartenente al ramo tibeto-birmano della famiglia linguistica sino-tibetana. L’etnia si occupa principalmente di agricoltura e pastorizia, mentre i residenti urbani sono impegnati per lo più nell’ artigianato, industria e commercio.

I tibetani professano il buddismo lamaista; di carattere cordiale ed aperto,  eccellono nel canto e nella danza. Le canzoni tibetane sono molto melodiose, per lo più accompagnate da vari tipi di danze. Gli abiti dell’etnia sono di seta e raso, con camicie dalle maniche corte. Gli uomini portano toghe lunghe ed ampie, e le donne toghe senza maniche legate in vita da una cintura; le donne sposate indossano grembiuli con motivi simili all’arcobaleno. Sia gli uomini che le donne annodano i capelli in trecce ed amano i gioielli; nelle diverse zone, gli abiti ed accessori sono diversi. L’ alimento fondamentale dei tibetani è la tsampa (farina di orzo tostata), inoltre amano bere tè al burro di yak, tè al latte e vino d’ orzo, e consumare carne bovina e ovina. Gli antichi tibetani residenti sull’altopiano praticavano il seppellimento dei morti, mentre ora praticano il “funerale del cielo” e dell’acqua e la cremazione.

Etnie
Storicamente la popolazione del tibet è costituita primariamente da Tibetani. Altri gruppi etnici includono i Monpa, Lhoba, Mongoli e Hui. Dopo l’annessione cinese del Tibet, l’etnia prevalente è quella dei cinesi Han. Tuttavia non vi sono stime concordanti. Il Governo tibetano in esilio stima che vi siano 7,5 milioni di non tibetani introdotti dal governo cinese per nazionalizzare la regione, contro 6 milioni di tibetani, e ritiene che la recente apertura della ferrovia del Qingzang, che collega Lhasa con Pechino in 40 ore, faciliterà l’afflusso di persone da altre province cinesi. Secondo il Governo cinese, la Regione Autonoma del Tibet è abitata al 92% da Tibetani, mentre nelle altre zone del Tibet storico appartenenti ad altre province cinesi la percentuale è più bassa, smentendo ogni accusa.

Lingua
La lingua ufficiale del Tibet è il cinese. La lingua tibetana appare collegata con il birmano e con un certo numero di parlate di diversi popoli himalayani oltre che con il cinese. E’ suddivisa in molti dialetti e spesso i tibetani stessi trovano difficile comprendersi tra loro.
La lingua straniera più conosciuta è l’inglese.

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