Le città della Mongolia

Ulaanbaatar

Ulaanbaatar, capitale della Mongolia e con più di un milione di abitanti (raccoglie infatti più della metà della popolazione) ed unica grande metropoli del Paese, è fondata lungo le sponde del fiume Tuul ed è circondata da deliziose montagne, tra le quali celebri sono i 4 monti sacri. Nata nel XVI secolo inizialmente come città-santuario mobile (ovvero su gher, le tipiche tende mongole), la città sacra dei mongoli cambiò nome e sede diverse volte, finché alla fine del XVIII secolo si stabilì nella sede attuale ed iniziò un suo lento sviluppo come vera città. Nel 1924 essa venne ribattezzata con il suo nome odierno che significa “eroe rosso” e fa riferimento alla rivoluzione comunista che mise fine alla dominazione cinese e portò pertanto il Paese all’indipendenza. La città è ricca di caratteristiche contrastanti in cui palazzi in stile sovietico si accompagnano ad antichi templi buddisti, moderni alberghi in costruzione, palazzi ministeriali in stile neoclassico, centri commerciali, locali alla moda e nights, segno di un’effervescente vita notturna e di un tumultuoso sviluppo economico. Le periferie che si sviluppano lungo i pendii sono invece indiscutibilmente mongole: vi si incontrano infatti le tradizionali gher, tende in feltro di forma circolare, mentre gli uomini e le donne indossano ancora i tradizionali vestiti variopinti  e gli animali si aggirano liberamente per le strade.

 

 

Chiamata spesso UB dagli stranieri, la città sorge ai piedi del Monastero Gandan, già antica tappa delle carovane sulla Via del Tè. Questo monastero buddista fu uno dei pochi monumenti ad essere risparmiato dalla distruzioni attuate dagli stalinisti, che lo utilizzarono come importante attrattiva turistica. Gandan infatti, il cui nome significa “luogo immenso della gioia completa”, è uno dei posti più affascinanti di Ulaan Baatar, un luogo palpitante di vita e di sentimento religioso, con i suoi splendidi templi decorati con oro e pietre preziose.

È sopravvissuto alla furia stalinista anche il Palazzo d’Inverno di Bogd Khaan. Costruito tra il 1893 e il 1903, l’edificio ospitò per 20 anni l’ottavo Buddha Vivente, nonché ultimo sovrano della Mongolia. I sei templi che sorgono nel perimetro del Palazzo contengono i numerosi oggetti offerti in dono al Bogd Khaan.

Purtroppo buona parte degli altri templi e monumenti buddisti, furono rasi al suolo durante gli anni ’30 ed il centro presenta oggi il fascino un po’ malinconico delle grigie città sovietiche degli anni ’50. Il cuore della città può essere individuato nella piazza Sükhbaatar, esempio di architettura socialista, in cui l’omonimo eroe rivoluzionario Sükhbaatar dichiarò nel 1921 l’indipendenza della Mongolia dall’egemonia cinese. La piazza è un luogo estremamente tranquillo su cui si affacciano il grigio edificio del Parlamento e il moderno Palazzo della Cultura. Un altro monumento in stile sovietico è il Zaisan, dedicato ai soldati caduti durante la II° Guerra Mondiale per difendere la Mongolia dai giapponesi e posizionato su una collina dalla quale si può godere di una bella veduta sulla città. A breve distanza dalla piazza, si trova invece il Museo di Storia Naturale, il cui pezzo forte sono due scheletri completi di dinosauro rinvenuti nel deserto del Gobi: un vero spettacolo anche per coloro che non amano la paleontologia!La via principale della città è infine Peace Avenue, un susseguirsi di negozi, ristoranti, internet café e locali vari. A metà del suo percorso vi è lo State Department Store, un grande supermercato in cui si può trovare di tutto.

Purtroppo il doloroso e triste fenomeno dei bambini di strada è abbastanza consistente. Migliaia di loro vivono di elemosina oppure col recupero di rifiuti dai cassoni dell’immondizia.

Le quattro vette che circondano Ulaan Baatar sono considerate sacre. Il Tsetseegum, il Chingeltei, il Songino Khairkhan e il Bayansurkh corrispondono, più o meno, ai quattro punti cardinali. Le quattro cime, un vero paradiso per gli appassionati di escursioni, sono ricoperte di foreste di larici e praterie in cui vivono uccelli meravigliosi e animali selvatici, come lo stambecco e lo zibellino.

 

Deserto del Gobi

“Poi vennero le quiete sabbie del Gobi; le dune si susseguivano come onde rivelando corti orizzonti color ocra, e in quell’aria vellutata si poteva udire solo il respiro pesante e accelerato dei cammelli, il fruscio dei loro larghi piedi” (da “Il Dono” di Nabokov).
Il Gobi, “il deserto” per i locali, è uno dei luoghi più desolati, misteriosi e affascinanti del pianeta in cui l’escursione termica annuale spazia dai – 50/55° C. dell’inverno ai + 45° C. dell’estate. Occupa circa un terzo dell’intera superficie della Mongolia e domina incontrastato il territorio per miglia e miglia di distese uniformi. Il suo nome evoca dunque lande desolate e condizioni ambientali estreme, quasi del tutto ostili alla sopravvivenza. Ma evoca anche paesaggi di incontenibile bellezza e assoluto fascino: laghi salati, distese sabbiose e canyon dalle rocce rosse che al tramonto sembrano come incendiarsi ai riflessi degli ultimi raggi solari.
La leggenda vuole che il Gobi sia stato creato dal passaggio degli imponenti eserciti di Gengis Khan, ma in realtà i numerosi fossili che lo costituiscono testimoniano che il suo territorio, ricco di acque e di vegetazione, era un tempo habitat ideale per i dinosauri. Negli anni ’20, in questo territorio temuto dagli stessi mongoli, l’avventuriero americano Roy Chapman Andrews, con la sua squadra, riportò alla luce resti di scheletri di oltre 100 esemplari preistorici. Oggi il Gobi è abitato da alcune tribù nomadi e da alcune rarità faunistiche, come l’asino selvatico (Khulan), il cavallo Prewalski (Takhi), un’antilope endemica (Saiga) e l’orso del Gobi, ragione per cui è stato dichiarato  dall’UNESCO “Riserva della Biosfera” Ma sul suo territorio sorgono anche splendidi monasteri e altre affascinanti testimonianze di storia e cultura.
Escursioni consigliate:
Valle di Yol, o delle Aquile: una gola stretta e rocciosa a circa 2.500 m di altitudine, in cui si trovano ghiacciai perenni ed affascinanti canyon. Vi si possono poi osservare una grande varietà di piante e di animali (aquile, falchi, grifoni)
dune di sabbia di Khongoriin Els, o “Dune che Cantano col vento”: devono il loro nome all’affascinante sonorità creata dal movimento della massa sabbiosa. Sono alte 20 metri, larghe 20 km e si estendono per circa 185 km. Si trovano nel Gobi Meridionale e sono attraversate dal fiume Khongoriin che crea bellissime oasi verdeggianti
Bayanzag: chiamata anche “Rupi Fiammeggianti” dall’esploratore americano Roy Chapman Andrews nel 1922, è una zona del Deserto dei Gobi in cui la particolare conformazione geologica delle rocce, ricca di canyon, e la colorazione rossastra delle pietre rendono l’atmosfera molto suggestiva, soprattutto al tramonto. Qui sono avvenuti moltissimi ritrovamenti di fossili di dinosauro (Tarbosauri, Gallimimi, Protoceratopi, Adrosauri)
Gurvansaikhan: diversamente dagli altri parchi nazionali del Deserto del Gobi, il Gurvansaikhan offre diverse attrattive interessanti, come montagne, fossili di dinosauri, straordinarie dune di sabbia, formazioni rocciose e una valle ricoperta dal ghiaccio per gran parte dell’anno. Il tutto incastonato tra le stelle e orizzonti mozzafiato, con una biodiversità notevole: 52 specie di mammiferi e oltre duecento di uccelli, tra cui il trombettiere mongolo del deserto, l’avvoltoio monaco e la sterpazzola nana

 

Khogno Khan – Elsen Tasarkhai

Vera padrona della Mongolia è la natura che qui si manifesta in tutta la sua affascinante crudezza. La strada che porta alla montagna Khogno Khan ed alle spettacolari dune di sabbia di Elsen Tasarkhai riassume molto di questo fascino, con le rocce purpuree delle montagne, il verde intenso delle praterie e il giallo ocra della sabbia incandescente, che incantano l’occhio del turista, ammaliato dalla potenza selvaggia del paesaggio alternata all’armonia di colline, ruscelli e salici. In più sono molto interessanti le visite al Monastero Erdene Khamba ed alle rovine del Monastero Ovgon Khiid, nei quali si può ammirare la sovrapposizione di stili: cinese, indiano, tibetano e mongolo.

 

Karakorum

Karakorum, costruita nel 1220, fu l’antica capitale dell’impero Mongolo di Genghis Khaan e ne costituiva il centro politico, culturale ed economico. E’ da qui infatti che partirono orde mongole alla volta dei quattro angoli della terra, in un’arrestabile ed invincibile sete di conquista. Si trova nella valle del fiume Orkhon, all’incrocio delle strade della Via della Seta che collegavano l’Oriente con l’Occidente. La città venne però distrutta nel 1388 dall’esercito cinese della dinastia Ming ed oggi rimangono solo affascinanti rovine evocative della leggendaria capitale.
Tra i monumenti più significativi vi sono le grandi Tartarughe di granito, simbolo di eternità, che indicavano l’ingresso ai vari palazzi della capitale e avevano la funzione di proteggere la città stessa. Vi è poi il Monastero Erdene Zuu (“cento tesori”), la cua costruzione iniziò nel 1586 utilizzando le rovine di Karakorum, circondato da alte mura, aveva anche funzione di fortezza. E’ il più antico monastero buddista del Paese, con funzione anche di fortezza, e contava inizialmente da 60 a 100 templi e circa 300 gher, capace di ospitare fino a cento monaci. Oggi se ne possono ammirare i tre templi superstiti, circondati da una possente cinta muraria e dedicati alle tre fasi della vita del Buddha (l’infanzia, l’adolescenza e la maturità) e la preziosa collezione di opere d’arte, con lavori di importanti artisti del Buddismo.

 

Lago Khovsgol e Amarbayasgalant

Situato all’estremo Nord del Paese, il Lago Khovsgol è una delle perle più preziose della Mongolia. Si tratta del lago più profondo dell’Asia centrale (260 metri) e viene chiamato con l’appellativo di “madre” dalla popolazione locale, che lo considera sacro per la sua acqua purissima e cristallina, che si può persino bere. E’ un vero paradiso naturale ai piedi di montagne di quasi 3.000 m. che si specchiano nelle sue limpide acque, ricoperte da una natura ricca e fiorente di folte pinete e separate da rigogliose vallate su cui pascolano indisturbati yak e cavalli. Nelle acque del lago gli storioni, i lennok ed altri pesci nuotano inconsapevoli dell’assoluta bellezza che li circonda. Intorno al lago si aprono diverse caverne interessanti, piuttosto difficili da trovare senza la guida. Tre diverse popolazioni vivono nell’area: i mongoli darkhad, i burysats e i tsaatan, che costituiscono lo schivo “Popolo delle Renne”, un’antica popolazione turca ormai sull’orlo dell’estinzione.
Nei dintorni, la maggiore attrattiva è costituita dal monastero di Amarbayasgalant che, dopo il Monastero Gandan di Ulaanbaatar, è considerato il secondo complesso religioso più importante del Paese, nonché uno dei più belli. Il “monastero della tranquilla felicità” è però più antico e fu eretto nel 1737 dal re mancese Kansu, che lo dedicò a Zanabazar, grande buddista e scultore mongolo. Situato nella regione Selenge del Nord, è circondato da un panorama suggestivo che sembra mutare con la luce e la direzione del vento. Dai tetti del monastero si gode uno splendido panorama sull’intera vallata, che appare interminabile. I comunisti vi fecero però il loro ingresso nel monastero negli anni ’30, quando vi vivevano quasi duemila monaci, distruggendone statue e 10 dei 37 templi. Attualmente vi risiedono solo una quarantina di monaci.

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