In primo luogo, è importante sapere che in queste terre vi sono dei cibi sacri, considerati tsagaan, alimenti “bianchi”, come il latte di capra, di mucca, di yak, di cammella, lo yogurt, il latte di giumenta fermentato (airag) e i liquori di latte (archì).
La cucina mongola è a base di carne e latte, elementi base della dieta nomade. Il piatto più celebre è la cosiddetta “marmitta mongola”, costituita da brodo con carne di montone, tagliolini di pasta, qualche patata, carote o legumi; a volte insaporiti con erbe aromatiche raccolte nella steppa, ma senza sale. Per i mongoli, i pasti più abbondanti sono la colazione e il pranzo, costituiti in genere da carne di montone lessa, pezzi di grasso e di interiora, tagliolini di pasta fatta in casa, formaggio o riso. Una bevanda molto amata dai nomadi è l’airag, ottenuto dal latte di giumenta fermentato, con un contenuto alcolico di 3° circa. Normalmente i mongoli sono però grandi bevitori di tè al latte, per lo più salato (süütei tsai); ma un uomo che rifiuta di bere arkhi in compagnia è visto negativamente. Molto buoni sono anche certi formaggi (un po’ meno in forma essicata, aaruul), la panna e gli yoghurt.
Durante il viaggio la colazione, il pranzo e la cena vengono consumati nei campi turistici in cui si pernotta, in qualche guanz (tende-trattorie, molto economiche e spartane, se non fatiscenti ma sempre molto pittoresche e genuine) lungo la strada, oppure cucinati autonomamente sul posto secondo il programma del tour. Per l’approvvigionamento di cibi, bevande e altri beni di prima necessità si può usufruire dei delguur, negozietti presenti in ogni villaggio.
Frutta e verdura si possono trovare solo in alcuni mercati di Ulaan Baatar ma non fanno certo parte della dieta mongola, anche per le proibitive condizioni climatiche del Paese. Il pesce è molto abbondante nei corsi d’acqua, soprattutto nei laghi del nord, ma viene snobbato, in quanto non adatto a un popolo guerriero.
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